Un po’ di storia del PLC

Un po’ di storia del PLC

Tutti sappiamo che cos’è il PLC e a che cosa serve. Ma conosciamo la sua storia dall’origine?

Alla fine degli anni ’60, la nota azienda statunitense produttrice di autoveicoli, General Motors, ebbe una nuova esigenza legata ai sistemi di controllo da utilizzare nei propri impianti per la produzione di vetture. Questo perché con l’introduzione dell’automazione della catena di produzione, era difficile gestire ed unificare le tecniche di controllo di tutte le macchine, considerando che spesso provenivano da società diverse. Ecco che allora si passò dalla logica cablata a quella programmabile. Il primo passo fu quello di eliminare gli elevati costi atti a rimpiazzare i complicati sistemi di controllo basati su relè. Il PLC infatti andava a sostituire i pannelli di controllo cablati.

Sapete quale fu il primo PLC commercializzato su larga scala? Il MODICON 084! Utilizzava una tecnologia basata su particolari componenti denominati bit-slice. Qualcuno dice che non sia stato un vero e proprio successo almeno inizialmente, in quanto era lento, un po’ “ingombrante” e mancava di alcune funzionalità utili. Per questo motivo nel 1973 è stata introdotta una nuova versione chiamata MODICON 184, riconosciuta come il primo vero PLC di massa con grande successo!

Ma Rockwell Automation in tutto questo ha fatto la sua parte? Diciamo che l’ha fatta un suo marchio: Allen Bradley!

Negli anni ’70 sono nate le prime macchine basate su microprocessore, dedicate solo a piccoli sistemi. Quelli di maggior successo furono i microprocessori di tipo 8080, che sono ancora presenti oggi sul mercato. Il marchio di riferimento era Allen Bradley! L’introduzione dei microprocessori ha permesso così la diffusione e la costruzione di PLC sempre più grandi.

Agli inizi degli anni ’70 si introdusse nei PLC la capacità di comunicare attraverso bus dedicati e di spedire/ricevere segnali analogici. Un grande vantaggio, se si considera che per la prima volta si poteva controllare la macchina anche a distanza. Per poi arrivare fine anni ’70 ad introdurre il protocollo a comunicazione seriale Modbus.

Perché è considerato una vera svolta nella storia del PLC? Perché grazie a questo protocollo è possibile mettere in comunicazione dispositivi di produttori diversi e risolvere in questo modo un grosso problema tecnico.

Eccoci negli anni ’80. Gli studi proseguono velocemente. Nasce la programmazione simbolica dei PLC attraverso PC e non più solo utilizzando terminali dedicati! Si introducono sul mercato micro plc e mini plc per imprese che utilizzano macchinari di dimensioni ridotte, al fine di abbassare i costi e gestire fino a 8-10 I/O.

Gli anni ’90 sono gli anni della standardizzazione. Si cerca di introdurre un linguaggio di programmazione standard a livello internazionale basato su un insieme di linguaggi di programmazione e si cerca di sostituire nell’automazione industriale i PLC con i PC, ma non è facile in quanto i PC sono nati per l’ambiente industriale e spesso i loro tempi di ciclo sono più lunghi di quelli richiesti nell’automazione.

Oggi i PLC sono presenti in tutte le fasi della produzione per garantire un controllo costante della macchina. Sono sempre più intelligenti con tempi di reazione molto brevi per garantire prestazioni elevate!

Un grazie infinite a tutti gli ingegneri che hanno permesso un’evoluzione costante nel tempo che ha fatto sviluppare il PLC in quanto strumento di prima necessità.

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